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L'IMMENSO

amore, arte e inquietudini: LA MIA GUERRA CONTRO L'IGNORANZA E LA STUPIDITA'

L'uomo saggio si prepara alla rivoluzione in tempi di pace!

May 12

Santoro e quei giovani abissali


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Ricevo questa mail:

«Caro Direttore,
Le scrivo dopo aver seguito la trasmissione Annozero nella speranza che anche Lei abbia avuto modo di vederla o che, in caso contrario, possa aver modo di visionarla per poter poi avere da Lei un parere su quanto si è detto e visto.
Sono profondamente indignata per il modo in cui questa trasmissione usa ogni mezzo, compreso l'avvenimento di Verona, per far politica sporca, disinformazione, per portare davanti al video personaggi così falsi, così sgradevoli; per far vedere e sentire solo ciò che qualcuno vuole, ciò che probabilmente viene scelto e preparato a tavolino; per colpire puntualmente la Chiesa e, come sempre , Berlusconi ( che noia!).
E’ una vergogna che ogni problema, anche quello più grave, si risolva sempre e solamente in una questione politica.
Io lavoro nella scuola e non faccio politica.
Lavoro nella scuola  da diciotto anni (ne ho 36) e conosco molto bene quali sono i problemi dei bambini e degli  adolescenti, che divengono pesanti macigni nei giovani.

 

Io non mi sono tanto scandalizzato, forse perchè da Santoro non mi aspettavo altro: la tesi secondo cui i violenti di Verona sono fascisti, e che si sentono coperti da un governo che è essenzialmente fascista, xenofobo e violento.   E’ ovvia per la «sinistra». Ma il tutto mi è sembrato in tono minore, poco convincente.

Anzi, le dico la verità, una delle due cose che mi ha colpito è proprio stato il tentativo di Santoro - poco coadiuvato dalla platea e dai pochi ospiti - di dire una cosa meno rozza, e in fondo contraria alla tesi. Ossia questa: che quei violenti «di destra» sono potenzialmente antagonisti anche di questo governo. Ciò non è poco. Si vede che Santoro stava attento ai corsi di «Agitazione e Propaganda» che si tenevano alla scuola-quadri per comunisti delle Frattocchie (D’Alema invece era distratto), ed ha imparato la lezione.

Effettivamente, i due blocchi di «destra» e di «sinistra», il governo e l’opposizione, sono diventati estremamente istituzionali, politicamente corretti, «moderati» per definizione. «Grazie presidente», così titola il numero in edicola del Secolo d’Italia di Fini, e il presidente che ringrazia è Napolitano.
Veltroni fa il governo-ombra di sua maestà, e promette una opposizione razionale. Tutta questa istituzionalizzazione ipocrita e vuota - come ha capito Santoro - lascia scoperte, prive di legittimità e di rappresentanza, frange estremiste che esistono nella società.

Ciò è evidentissimo per il lato sinistro, con la scomparsa da parlamento di Rifondazione e con le sue militanze variabili, girotondini, transex, ecologisti del no, centri sociali.  Ma anche a destra è accaduto qualcosa di analogo: quelle teste rasate, quei tatuati che picchiano stranieri e passanti col codino e che inneggiano a Mussolini sono un potenziale «fronte del rifiuto» del berlusconismo, ossia del neo-democristianismo. La scuola-quadri delle Frattocchie, che formava «rivoluzionari di professione», insegnava che queste forze senza legittimità nè rappresentanza possono essere «utilizzate».

Con molta spregiudicatezza, non importa se «fascisti» o comunisti di frangia: bastava il fatto che certi gruppi non avessero veri capi, nè vero progetto politico, ma che visibilmente fossero pronti ad esprimere nell’azione violenta un generico malessere: per questo erano strumentalizzabili e manipolabili per «fare qualcosa».

Qualunque cosa: provocazioni, instabilità, insicurezza sociale, come forza bruta da scatenare per «cambiare lo stato di cose presenti», come diceva Engels. Questo è effettivamente il pericolo che l’Italia istituzionalizzata e bipartitica all’americana si troverà probabilmente di fronte. Un risorgere del neo-brigatismo nelle sinistre escluse, e un teppismo neo-squadrista a «destra». Ma non nel senso in cui credo pensi Santoro.

Quella gioventù di frangia, credo, è ormai inutilizzabile per qualunque scopo politico. E’ un «quinto Stato» senza collegamenti col «quarto Stato» (gli operai, che anzi votano a destra), un pulviscolo da discoteche e da feste rave o da palestre culturiste, sub-individualità possedute da microscopiche ossessioni e narcisismi, che obbediscono solo ai propri individuali impulsi primari. Che dunque, non può aderire disciplinatamente ad alcun progetto (1).

Queste entità pulviscolari possono solo, secondo me, produrre ciò che producono negli Stati Uniti  le analoghe frange marginali-antagoniste, lasciate fuori dai due partiti istituzionali, che obbediscono solo alla finanza: ossia le sparatorie immotivate nelle scuole, le lotte fra gang negro-portoricane, la chiusura in «chiese» inventate con pochissimi adepti fanatici, le imprese da supremacisti bianchi e dei «survivalisti» che, in vista di una fantasticata resistenza contro «i comunisti al potere»,  accumulano armi e cibo in scatola.

A «sinistra», ci sarà la chiusura in «comunità» gay e transex o centri sociali, volte a celebrare le loro «diversità» allo spinello e all’ecologia. A parte qualche possibile attentato di «Brigate Rosse» create ad hoc, e qualche entrata in clandestinità. Che certo sarà pericolosa e assillerà la società, ma sarà trattata come un problema d’ordine pubblico, ossia di delinquenza comune. Da reprimere sic et simpliciter, con il plauso dell’opinione pubblica.

Dico questo perchè ho presente il caso degli anarchici Black Bloc, che misero a ferro e fuoco Genova nel luglio 2001, contro il G-8 e contro Berlusconi. Chi li ha visti più? Quello sciame di cavallette spaccatutto è scomparso, non ha dato più segno di sè. Probabilmente, i suoi singoli membri sono nelle «comunità» a coltivare le loro ossessioni di frangia, ma sono incapaci di azione autonoma anche vagamente politica.

Quella volta, se comparvero in modo tanto virulento, è solo perchè - a mio parere - furono organizzate da altri poteri, statuali o polizieschi. Sono convinto che il luglio di Genova fu infatti una provocazione di polizia. E molti di quegli anarchici con la maschera nera sul volto dovevano essere agenti. Agenti di un certo tipo.

Uguale il discorso sulla «destra» antagonista. La violenza fascista, quella vera degli anni ‘20, non era un fine in sè; era un mezzo - speculare del resto alla violenza comunista - per prendere il potere nella illegalità rivoluzionaria. Ad usare la violenza erano «fasci» organizzati militarmente, composti di freschi reduci della Grande Guerra, che avevano nella carne la disciplina e l’uso metodico delle armi imparato nel sangue delle trincee. La violenza fascista era uno strumento, non un modo di passare la domenica, come per i violenti di Verona.

Il loro richiamo al fascismo è chiaramente inautentico, e resta appeso al loro collo come un richiamo vuoto, raccattato solo perchè evoca la massima «proibizione corrente»: la svastica tatuata è solo questo, un modo per provocare sfidando il solo divieto imperdonabile, visto che ormai nessun divieto esiste più, e tutti sono condonati . Ma il loro vero centro d’interesse  sono le tifoserie calcio-teppistiche e cose simili.

L’attacco momentaneo e gratuito, senza nemmeno la previdenza minima di costituirsi una copertura, di diventare clandestini,  di nascondersi in una folla. Detestabili, corpuscolari portatori di disordine, serviranno solo come pretesto per reprimere ciò che loro non hanno, il pensiero e le opinioni veramente «antagoniste», che corrono ancora liberamente su internet. Perciò detesto quelle teste rasate.

Devo però dire - spero di non essere frainteso - che purtroppo, non sono nemmeno il peggio.
Per lo meno, le loro episodiche imprese allarmano i media e vengono discusse in TV. Ma il peggio sono quegli altri giovani, che pur Santoro ha fatto vedere, e che non allarmano nessuno.

Parlo dei 160 mila che si sono presentati sperando di apparire al Grande Fratello: ragazzi e ragazze privi di ogni pur minima qualità anche fisica, e che proprio per questo sentono di avere il diritto di apparire in TV: siamo dei nulla, prendete anche noi, «cambiateci la vita», dicevano. Perchè la loro vita è spaventosamente vuota, e intollerabile.

Parlo di quei giovinottini che hanno la tessera di partiti di estrema destra, ma vanno ogni settimana dal parrucchiere a farsi depilare le ciglia e le gambe, e per rinnovare la messa in piega. Parlo di quei sedicenni che raccontavano di farsi le canne e di sniffare la coca e di aver provato i «cartoni» (LSD) dai tredici anni in sù, che tornano a casa la mattina alle sei da genitori ciechi e sordi, che confessano di non poter stare in casa nemmeno un’ora: devono uscire, farsi con pochi compagni, e tornare a casa solo per dormire esausti alle sei di mattina.

Quelle voci ancora da bambini, quelle manine già colte dal tremore del cocainomane, quello faceva compassione e suscitava allarme. Quelle voci che confessavano: non posso dire niente ai miei genitori, altrimenti perdono la fiducia in me - «Io se avessi figli non sarei contenta che mio figlio si droga», ha detto una - e che invocavano, senza saperlo, l’autorità di cui hanno disperatamente bisogno. E che nessuno gli dà.

Questo deve allarmare la società, molto, molto più dei violenti di Verona, che sono solo un caso particolare della patologia generale che ha colpito la nostra gioventù. Perchè tutti, proprio tutti, erano chiaramente ammalati gravi: di una malattia spirituale che si rifletteva fin troppo bene come malattia psichica e persino fisica (ricordo gli sguardi del più ben pettinato nel gruppetto-bene di Verona: sguardi da omosessuale, e invece era solo il narcisisismo estremo di un femmineo innnamorato di sè, del suo aspetto).

Tutti questi giovani che vivono davvero solo nella notte - le ore di Satana - che non leggono nè studiano perchè «non serve a niente», e che se non appari in TV non sei nessuno. Questi sono irrecuperabili: perchè vivono ermeticamente chiusi, disperatamente chiusi ad ogni voce, hanno bisogno solo delle sensazioni forti della coca, non sono raggiungibili da nessun’altra emozione o sentimento. Questo vuoto totale di speranza, questa solitudine, mi paiono invincibili.

E li abbiamo resi così noi tutti, «destra» o «sinistra», scuola (incapacee di suscitare il fuoco del sapere), televisione da audience e da pubblicità, e persino Chiesa: intesa come burocrazia professionalizzata, che predica dottrine sociali e liturgie riformate, e ovviamente non parla a questi ragazzi e al loro bisogno disperato di «perdersi per salvarsi».

Ma l’intera società, quelli, non vuole vederli. E li condanna a questo suicidio dell’anima e dei corpi. Con ciò, prepara letteralmente la fine del mondo; del nostro mondo di civiltà come lo conosciamo. Che cosa si può fare?

Lo chiedo a lei perchè, come insegnante, allude agli «abissi profondi» di quelle giovanissime anime perse. E’ proprio così, sono negli abissi; siamo di fronte ad una epidemia giovanile di perdizione, una piaga immane che dovrebbe mobilitarci tutti, e persino Santoro mi sembra che, alla fine, l’abbia intuito con qualche sgomento.

Ma alla scuola delle Frattocchie certe cose non le insegnavano. Certi di spiegarcelo lei, signora Teresa, che conosce i problemi abissali di questi bambini e ragazzi, che diventano macigni negli adolescenti. Lei scrive bene: si sforzi di dirci cosa sono questi abissi, e cosa si può fare per colmarli.




1) Fu il saggista Herman Berl a vedere, nel disordine sociale seguito alla repubblica di Weimar, «l’avvento del Quinto Stato». L’Europa tradizionale conosceva i quattro «Stati sociali» - sacerdoti, nobili (guerrieri), borghesi, operai e lavoratori - e vide nella rivoluzione francese l’emergere del Terzo Stato, la Borghesia, con il trionfo dell’economia al governo. Il socialismo si proclamò l’avanguardia del Quarto Stato, i lavoratori manuali. Ma Berl vide che emergeva invece, sotto questi, un Quinto Stato: tutto un mondo sub-umano che nel Medio Evo comprendeva banditi, mendicanti, folli e ossessi di varie ossessioni, e che oggi - quando ciascuno pretende soltanto di «essere quello che già è», senza sforzarsi di diventare migliore - domina la scena europea. Il Quinto Stato, avvertiva Berl, è informe: incapace di darsi una «forma», ed oggi assume il rifiuto di ogni «forma», di ogni disciplina e progetto, come «liberazione» dal giogo di ogni legge e di ogni morale, anzi da ogni aspirazione superiore, che richieda lotta e fatica. Il Quinto Stato può solo fare disordini e sommosse, ma nessuna rivoluzione. Perchè ogni rivoluzione è aderire a un progetto, a cui sacrificare la propria individualità e i propri impulsi momentanei. Ne ho trattato in «No Global»,  Ares, Milano, 2002.


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May 11

GLI EVENTI IN LIBANO

 

BandieraLibano

I giornali italiani hanno diffuso la notizia di un colpo di stato in atto organizzato dagli Hezbollah; un colpo di stato antioccidentale e fondamentalista che porterebbe l’ Iran  a guidare di fatto il paese dei Cedri.
Forza Nuova ha raccolto informazioni di prima mano , considerando che a Beirut vive l’ importante esponente cattolico Agostino Sanfratello che per anni ha affiancato Forza Nuova nelle sue battaglie nazionali ed internazionali.
Hezbollah ha solamente ripreso possesso di alcune basi in mano precedentemente a  gruppi islamici fortemente influenzati da americani e israeliani. E’ un dato di fatto che gli Hezbollah hanno poi a loro volta, assegnato queste basi all’ esercito Libanese, prevalentemente cristiano.
Inoltre il gruppo islamico, dalle forti venature nazionaliste ( il bene del Libano è superiore alle differenti confessioni, secondo il capo Nasrallah) ha stretto un’ alleanza fortissima con il capo cristiano maronita Generale Aoun che mantiene la sua egemonia in campo cristiano.
La vera distinzione fra le forze in campo in questo momento, è nel fatto che alcune organizzazioni pseudo cristiane ed altre musulmane sono impegnate nel far precipitare nuovamente il paese nella guerra civile, mentre Hezbollah e Aoun stanno cercando di dare un assetto di pace e indipendenza ad una terra che per decenni è stata vittima di una serie di forze ( in particolar modo israeliani e americani )che hanno trasformato il Libano  in terra di guerra e morte.    

   

May 10

Skin "buoni" pestati dai "compagni"" (Il Gazzettino, maggio 2008)

 

Scambiati per naziskin, sono stati inseguiti e pestati a sangue da un folto gruppo di "disobbedienti". Ma questa volta i "pedrini" hanno sbagliato bersaglio. Colpa forse dei troppi spritz tracannati in piazza delle Erbe, l'altra sera non hanno riconosciuto i "compagni" romani, tre skin "buoni", tre redskin, cioè skinheads di sinistra, antirazzisti, amanti della musica punk oi che si può tranquillamente ascoltare anche al Cso Pedro. Li hanno spediti tutti e tre all'ospedale.
Vittime del pestaggio sono un diciannovenne originario di Falconara Marittima, un suo coetaneo di Roma e un ventiquattrenne di Chieti. Teste rasate, giubbotti neri, anfibi, sono giunti a Padova per incontrare alcune amiche, anche loro appassionate di musica punk. Ma a tradirli è stato proprio il loro abbigliamento. In piazza delle Erbe sono incappati nel folto cenacolo anti globalizzazione. E lo screzio è cominciato proprio lì, tra spritz e bottiglie di birra. Accento romanesco, facce completamente nuove, qualche "disobbediente" li ha confusi per "nemici". Forse le telecamere possono avere ripreso un accenno di parapiglia. Siccome non tirava aria buona, il trio ha deciso di lasciare la piazza e ha imboccato via Roma, ignaro che alle spalle si andava rapidamente formando la "spedizione punitiva".
La zuffa è avvenuta a metà di via Roma. Ed è scoppiato il pandemonio. Una decina gli aggressori. Sono piombati sui tre ragazzi come un ciclone, menando pugni e calci, senza lasciare loro il tempo di correre ai ripari. Il ventiquattrenne è finito al tappeto, riportando un taglia dietro l'orecchio. È stato tenuto in osservazione all'ospedale tutta la notte per trauma cranico commotivo. Il diciannovenne romano si è ritrovato con il naso fratturato: venti giorni di prognosi. È andata meglio al suo coetaneo di Falconara: un occhio pesto che guarirà in una settimana.
 
 
ANTIFA BLA BLA BLA BLA BLA BLA
 
 

Il Fini giustifica i mezzi

 

fini-muro-piantogiorgio_almirante_con_fini 

 

Se gettò scalpore alla fine degli anni settanta la seduta nello scranno più alto di Montecitorio di una comunista come Nilde Iotti, nonchè moglie di Palmiro Togliatti, uno staliniano di ferrea convinzione; senza ovviamente nessun sentimento di pentimento per quanto de facto storicamente compiuto in nome di una falce e un martello ecco il nuovo che entra. Spurio di qualsiasi attaccamento ai valori che sino ad oggi lo hanno portato così in alto, meschino sino al punto di trattenere una Fiamma Tricolore ben sapendo che “un” qualsiasi Caronte l’avrebbe traghettato verso mete impensabili per un fascista, conscio sin dall’inizio che a Fiuggi non si sarebbe bevuta acqua di sorgente ma olio mellifluo capace di far digerire la “fuga dalla casa del padre“, nel pratico dirsi quotidiano un secondo 8 settembre.
Una cosa è certa:
Macchiavelli, uomo dotto di fine ‘400, parlando proprio di regole politiche ideò la famosa frase dei fini giustificati dai mezzi ma credo che mai abbia pensato ad un così palese sconvolgimento del Homo sapiens.
 
 

MPA: Il mercato del voto

 

La prima puntata della nuova serie di Exit, ad una sola settimana dal voto, non poteva che partire proprio da un’analisi e una videoinchiestra sul voto del 14 aprile scorso.

I servizi che potete vedere nel player sono dedicati soprattutto alla situazione elettorale del sud del paese, dove, in Sicilia si è definitivamente affermato l’Mpa di Raffaele Lombardo, neogovernatore della Regione Sicilia. Una sorta di "Lega" della Sicilia. Una vittoria ottenuta con un larghissimo margine di vantaggio sugli avversari.

In studio a discuterne con Ilaria D’Amico sono presenti; l’ex presidente della regione Sicilia e ora senatore dell’Udc Toto Cuffaro, il giornalista di Repubblica Antonello Caporale, Matteo Salvini Cons. comunale Lega Nord a Milano, Sonia Alfano della lista  amici di Beppe Grillo, Franco Giordano di Rifondazione Comunista, e Arturo Diaconale, direttore del quotidiano l’Opinione. A rappresentare Raffaele Lombardo si è collegato Antonio Fiume Freddo, avvocato del  leader del Mpa.

     

http://www.la7.it/blog/post_dettaglio.asp?idblog=ILARIA_DAMICO_-_Exit_15&id=2176

DUBBI SULL'EFFICIENZA DEL GOVERNO BERLUSCONI: DOPO LA MORTADELLA IL SALAME

 

FORZA NUOVA sul  Nuovo Governo,  Roberto Fiore(FN):

fortissime perplessità sulla squadra di Silvio

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Berlusconi ha presentato la sua squadra. 21 ministri, 12 con portafoglio, per un esecutivo che dovrà chiedere martedì la fiducia della Camera e mercoledì quella del Senato.Una serie di ministri che suscitano fortissimi dubbi al Segretario Nazionale di Forza Nuova, ed Europarlamentare, Roberto Fiore.

"Troppi nomi, tra quelli indicati dal Cavaliere, non mi pare abbiano le minime caratteristiche necessarie per risollevare l'Italia dal girone infernale in cui riversa.Luca Zaia ad esempio. In un momento in cui gli ultimi provvedimenti Mendelsohn sanciranno la definitiva invasione di prodotti extracomunitari nella nostra terra, e dove la probabile conseguenza sarà la riduzione di oltre il 70% della nostra agricoltura, il leghista trevigiano non corrisponde alla figura di polso di cui l'agricoltura italiana ha bisogno.

Alla Giustizia troviamo il giovane avvocato siciliano Angelino Alfano, ex democristiano ed ora del Pdl. Tra i tanti nomi di spicco, tra le diverse personalità giuridiche che potevano risaltare, la nomina di Alfano ci lascia più di una riserva. Sarà interessante vedere se il nuovo ministro di Giustizia  avrà la capacità e la volontà di combattere radicalmente le mafie che affliggono la sua Sicilia e le altre regioni del sud." Prosegue Fiore: "Tra i ministri di Berlusconi, come è stato scritto in un editoriale del Foglio, non è stato designato nemmeno un ministro  cattolico in una nazione che lo è a stragrande maggioranza, ed è alto il numero dei ministri che, privatamente ed in pubblico sostengono le lobby gay; come potrà questo esecutivo difendere la famiglia nel suo aspetto sociale?

Non mi si parli poi delle donne in posti chiave e di quote rosa: l'onorevole Carfagna fa politica dal 2004 ed è già ministro delle Pari Opportunità. Dubito che le ragioni della sua elezione siano riconducibili ad una eccezionale preparazione culturale o politica. Anche quella di Michela Vittoria Brambilla, ora piazzata alla Sanità, è chiaramente un'assegnazione che nulla ha a che vedere con l'operato politico della pupilla di Berlusconi. Il profilo della signora non appare sufficente per aggredire quel malaffare che impera nel mondo della sanità e poterne migliorare l'efficenza.Conclude Fiore: "un esecutivo, quello di Berlusconi, molto strano: personaggi saltati fuori dal nulla i cui nomi hanno stupito anche i commentatori più esperti. Spero di sbagliarmi, ma se questo è il Governo che dovrebbe salvare l'Italia, che Dio salvi l'Italia da questo Governo!"

 

Berlusconi: se non facciamo bene ci verranno a prendere.
Fiore (FN): se non fanno bene, a prenderli ci andiamo noi!

votaFN

Il neo eletto Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha affermato di volersi concentrare, nei primi cento giorni di palazzo Chigi, su alcune importanti problematiche nazionali di cui ha tre dossier sulla scrivania. Il Cavaliere infatti ha l’urgente obbligo di dover mantenere alcune promesse elettorali nei primi tre mesi di governo, ed ha sottolineato come “se stavolta non facciamo bene ci verranno a prendere a casa”.
L’on. Roberto Fiore, Segretario Nazionale di Forza Nuova ed Europarlamentare risponde: “il Presidente stia tranquillo: se non faranno bene, saremo noi di Forza Nuova i primi ad andarli a prendere sotto casa. ” ed aggiunge: “fossi al suo posto, inizierei da subito a lavorare per risolvere i moltissimi problemi da cui è afflitta l’Italia. Ne ha di che sbizzarrirsi. C’è la questione dei rifiuti in Campania, il problema delle mafie al Sud, la questione immigrazione nelle città del Centro e del Nord. Berlusconi si è assunto un impegno nei confronti di tutti gli italiani, e deve fare di tutto per portarlo a termine con onestà politica, se non vuole correre il rischio di essere equiparato alla sinistra di Prodi che ha tanto contestato.
Il leader di Forza Nuova prosegue: “la campagna elettorale si è finalmente chiusa, anche se molti nel Pdl non se ne sono accorti e continuano imperterriti a lanciare slogan populisti. Ma la gente è stanca di promesse e di battute, esige il lavoro. Bossi ha affermato di avere 300.000 martiri a disposizione, io più seriamente affermo di avere qualche migliaio di uomini e donne disposti a far rimpiangere al Pdl di non aver perso queste elezioni. Pertanto mi rivolgo a Berlusconi: se tra 100 giorni l’Italia non avrà intrapreso una migliore rotta, noi ci daremo tutti appuntamento a Montecitorio.”

berlusca

 

May 09

SUL TRAGICO FATTO DI VERONA

 

Intervista raccolta dall'Ansa, nella giornata di ieri, e riportata oggi da vari quotidiani nazionali.

1) il Veneto sembra essere terra di 'estremismi', sia di destra
sia di sinistra. E' d'accordo?

R.) Il recente fatto di cronaca non è un episodio di estremismo politico, né di estremismo in genere, ma di insania. E la pazzia non è di destra né di sinistra: non la si può ideologizzare. Così come la schiuma umana è schiuma e basta. I teppisti di Verona li ha generati questa società, sono conformi a essa. Anche sotto il profilo escrementizio: più che dell’efferatezza nazifascista, sono scarti della vuotezza patologica della società odierna. Volete una terapia? Lavori coatti. Pare che il Veneto manchi di autostrade…

Sul legame tra questa regione – di cui sono sempre stato solo ospite, essendo irpino, appenninico, terrone - e l’estremismo politico, la leggo invece qualche riga di un articolo apparso sulla nostra rubrica telematica (www.cultrura.net), “Plumbea mediocritas”, nelle cui opinioni mi riconosco integralmente:

“E’ l’attrazione degli opposti che fa sì che il troppo centro, la troppa norma, il troppo politicamente corretto, metta una disperata voglia dell’estremo. Ed è la giusta punizione per chi troppo vuole: troppo condizionare, troppo conformare, troppo tacitare. Sarà la giusta punizione di queste presuntuose democrazie. Nell’aurea mediocritas, prima o poi, Dioniso irrompe. E l’oro falso, scrostandosi, rivela il piombo.”

Ma, ripeto, il caso veronese non rappresenta l’epifania di Dioniso né l’eruzione di Lucifero. Andrebbe segnalato piuttosto al professor Andreoli.

2) quali sono le spiegazioni? Politiche, culturali, sociali?

R.) Eh, il Veneto si è impestato di immigrati di ogni ascendenza, e così, evidentemente, gli hanno revocato i favori e tolto la protezione tanto il dottore della chiesa Antonio quanto il friulano Marco d’Aviano, elevato di recente agli onori degli altari, grande eccitatore di orgoglio etnico durante la cacciata dei Turchi…

3) su questo estremismo hanno avuto un'influenza prima la Balena
Bianca ed ora la Lega?

R.) La Balena Bianca ha avuto un’indubbia influenza, intrisa com’è sempre stata del buon senso dei moderati, dello scirocco dei moderati. La brezza della Lega mi sembra invece più energica e sana.

TRATTO DA http://www.dispacci.splinder.com/

 

SUL TRAGICO FATTO DI VERONA

 

Si ostinano a chiamarli naziskin, neonazisti, skinhead, anche se le foto che girano da tre giorni non mostrano teste rasate o tatuate. Dicono che sono neofascisti, attivisti di gruppuscoli di estrema destra, ignorando che il procuratore Guido Papalia (quello che ha indagato Bossi, Maroni e le camicie verdi) e il successore designato Mario Giulio Schinaia hanno perso la voce a furia di ripetere che si tratta di «cani sciolti».
Li dipingono come una banda, un branco, benché si conoscano appena. Tifosi del Verona Hellas, e uno di loro allo stadio non ci ha mai messo piede. Studenti modello, mentre due lavorano e i tre che ancora frequentano le scuole sono tutti ripetenti. Figli di famiglie-bene, e invece i papà sono operai, commercianti, ferrovieri in pensione, persone normalissime. Ma che cosa quadra nelle storie sul tragico pestaggio di Verona ricostruite da giornali e televisioni?
I cinque provengono da quattro angoli lontani della provincia. Due, Guglielmo Corsi e Andrea Vesentini, vivono a Illasi, ai piedi della Lessinia, paesotto finora noto soltanto per aver dato i natali a don Luigi Verzè, il fondatore del San Raffaele, e perché annovera come cittadina onoraria Mariapia Garavaglia, ex vicesindaco di Roma. Terra dei Trabucchi, dinastia di giuristi-sindaci transitati dalla Dc al Pd: Alberto, autore di un tomo di diritto privato su cui hanno sudato generazioni di futuri avvocati, fu primo cittadino per quarant’anni; ora tocca al figlio Giuseppe, Pd: uno dei pochi sindaci veronesi di sinistra.
È da qui, la sera del 30 aprile, vigilia di un dì di festa, che partono diretti in città Guglio, il metalmeccanico, e Vese, il venditore di assicurazioni. Sono amici, vicini di casa, frequentano lo stesso bar, giocano allo stesso calciobalilla e il sabato sera s’inciuccano negli stessi bar. Puntano sul «Malta», un locale nel cuore di Verona affacciato su una piazzetta affollata di sedie, tavolini e gente «di destra». Loro di politica non sanno nulla, ma il posto è frequentato da quelli «giusti» e si sbevazza che è un piacere.

Guglio riconosce Raffa, cioè Dalle Donne. Non si frequentano, qualche volta si sono trovati in curva sud. Raffa è di San Giovanni Lupatoto, località poco fuori Verona, il paese dove si producono i tortellini Rana e il pandoro Melegatti. Lui sì che è noto alle forze dell’ordine: indagato per associazione a delinquere e istigazione all’odio razziale, perquisito (nascondeva materiale propagandistico di estrema destra), con la proibizione di entrare allo stadio. Due anni fa, in gita scolastica in Germania, si rifiutò di mettere piede in una sinagoga. È un estremista, e non fa nulla per nasconderlo.
Con Raffa ci sono Peri e Tarabuio, i due tornati con un volo low-cost da Londra dopo aver attraversato mezza Europa: e ci è toccato anche sentire un giornalista Rai spiegare la fuga «perché quella è una città dove notoriamente i terroristi di destra ricevono coperture». Tarabuio è Nicolò Veneri, vive a Quinzano, frazione collinare di Verona. Peri è Federico Perini, di Boscochiesanuova, paese di montagna di cui sono originari Massimo Moratti, la ciclista Paola Pezzo e i fratelli Valbusa, olimpionici di sci di fondo.
Il trio era stato coinvolto in incidenti allo stadio Bentegodi, Tarabuio era anche finito nell’inchiesta della Digos di Verona. Eccola qui la banda dell’odio razziale, i cacciatori di capelloni, il branco di nazi-picchiatori autore dell’«agguato»: gente che si incontra una sera per caso, che non ha voglia di studiare, che frequenta la politica come il sindaco Tosi i centri sociali, che non ha sogni per il futuro ma non sa nemmeno vivere il presente, perché il loro tempo libero lo passano a bere o fare casino. Vivono lontani tra loro, vengono da famiglie semplici, non hanno tanti soldi per le mani, non si rapano a zero.
Uno di loro era totalmente sconosciuto alla giustizia, altri avevano precedenti per teppismo da stadio, nessuno era stato associato alle recenti aggressioni avvenute nel centro storico di Verona. Non davano la «caccia al diverso», per usare uno dei comodi luoghi comuni che furoreggiano: la paura seminata per le antiche strade scaligere è stata attribuita a un generico branco di destra, ma dopo due anni la procura non ha ancora chiuso l’inchiesta facendo nomi e cognomi.


Raffa, Peri e compagni si credevano padroni del mondo, ma sono degli idioti esaltati che quella notte girovagavano ubriachi in cerca dell’ultimo bar aperto. Ma Verona non è Manhattan che non dorme mai. In un vicoletto buio, dove proietta la sua ombra un arco di pietra vecchio quanto l’Arena, incocciano nel terzetto del povero Nicola Tommasoli.
Una sigaretta negata fa scoppiare l’irreparabile, una violenza omicida assurda, gratuita, bestiale. Una brutalità senza ideologia che trova subito la più ideologica delle spiegazioni: «A furia di parlar di ronde, ecco i risultati», sintetizza Annamaria Castagnini, assessore delegato ai Rapporti con i cittadini nella giunta di sinistra di Illasi.
La politica non c’entra: lo dicono i magistrati e la questura, lo confessano gli assassini, lo riconoscono perfino i familiari e gli amici della vittima. Tutto inutile, per chi ha deciso a priori come giudicare le cose. Quel ritornello è stato ripetuto come un mantra in questi giorni drammatici. Un esorcismo facile contro un bersaglio appetitoso, la città di Ludwig, di Maso, dei sassi dal cavalcavia, e ora di Tosi, della Lega e della caccia allo straniero. Il sindaco ribatte che, secondo gli inquirenti, dal 2006 al 2007 nel centro di Verona sono avvenute 13 aggressioni: «Undici con la precedente amministrazione di centrosinistra, due durante la mia. Se fosse vero che la colpa è del clima costruito dalla politica dei sindaci, la responsabilità dovrebbe ricadere sul mio predecessore di centrosinistra». O sul sindaco di Illasi. Purtroppo il mistero del male che ha scatenato questa furia è un po’ più profondo.

TRATTO DA http://www.dispacci.splinder.com/

April 26

ECCO CHI E' RAFFAELE LOMBARDO

BREVE DOSSIER A CURA DI FORZA NUOVA CROTONE  E FORZA NUOVA CASTROVILLARI, SU RAFFAELE LOMBARDO ED IL MOVIMENTO PER L'AUTONOMIA

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Federalismo vuol dire ognuno si tiene quello che ha, ovvero il nord il potere economico le industrie la ricchezza, a noi rimane povertà, disperazione e criminalità. Che sia chiaro lungi da noi il tentativo di promuovere assistenzialismi, non sono nella nostra cultura e visione “operaia” della vita,  che prevede una vera e propria mistica del lavoro come continuazione divina in terra dell'opera di Dio, però un eventuale federalismo sarà per noi una sorta di apartheid,  che si tradurrà in alcuni temi fondamentali in un disimpegno del resto della nazione, condannandoci a divenire terra di macerie. Da queste considerazioni la necessità di mobilitarsi contro la deriva federalista che prende piede anche al sud, istanze dei potentati del nord portate avanti dal movimento per l'autonomia di Raffaele Lombardo, che diviene dopo essersi riciclato da ex democristiano, baluardo e “ambasciatore” di Bossi. Bisogna mobilitarsi al più presto   contro la deriva federalista, che questa volta purtroppo non tuona da Legnano ma da Catania.
ECCO CHI E' RAFFAELE LOMBARDO:
Raffaele Lombardo è il nuovo “catalizzatore sud” dei poteri forti del Nord, per nulla faccia nuova della politica, partecipa alla fine degli anni settanta alla gioventù DC catanese e con la Dc farà carriera all’ombra di Calogero Mannino. Consigliere ed Assessore al Comune di Catania, diventa nel 1986 deputato alla Regione Siciliana e, rieletto nel 1991, diviene assessore regionale agli Enti Locali. Ebbe delle vicissitudini nell’epoca di Tangentopoli, iniziate nel 1992 con un arresto per abuso d’ufficio, e dopo essere stato condannato in primo grado, assolto in appello dallo scandalo giudiziario. Nel 1994 fu coinvolto, e ancora arrestato per corruzione, per lo scandalo dell’appalto dei pasti all’ospedale di Catania, dell’azienda dell’ex presidente dell’Inter Ernesto Pellegrini. Sospeso dalla carica di deputato ai sensi della legge 55/1990 e successive modifiche, dal 22 luglio al 29 settembre 1994.
Nel dicembre 1994 lascia anticipatamente l’Assemblea regionale. Alla fine Pellegrini patteggia ammettendo di avere versato 5 miliardi ad alcuni politici, tra cui Lombardo, ma per i giudici alla fine furono solo un regalo, e il reato derubricato a finanziamento illecito ai partiti, e quindi prescritto.
Lombardo allora torna in politica e diventa europarlamentare nel 1999 nel Centro Cristiano Democratico, vicesindaco di Catania nel 2000 ed eletto presidente della provincia di Catania nel 2003. Nel 2004 viene riconfermato europarlamentare, dopo le dimissioni di Salvatore Cuffaro, nell’UDC, partito del quale è segretario regionale fino al 2005.
Info: info@forzanuovacrotone.org - www.forzanuovacrotone.org

 

pietro paolo messina

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SULL' 11 SETTEMBRE

Maurizio Blondet a Matrix   Sugli "israeliani danzanti"   Jimmy Walter e Maurizio Blondet su La7  
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